LA DOLCE ORA

 
 
Infanzia e maturitą, constatazione di attendere quasi felice la dolce ora, nella spossata fermezza dell'ultima visione, "gli occhi di luce alla notturna brezza / in grani assorti ancora pił lucenti", animano questo piccolo poema. Il tema dell'esclusione e quello dell'identitą si sostanziano di una spiritualitą diffusa e profonda. Il dialogo, avolte ironico o sarcastico, rimemora il tempo della solitudine, del carcere, dell'emarginazione, l'ostinata aspirazione a comunicare liberamente e con la propria voce. Attraversare le esperienze della lingua poetica novecentesca, la scrittura ritrova un fortunato approdo alla purezza e alla limpidezza del dettato classico.




 
 
 
Un bimbo che cos'è
Per chi non gli sta accanto
E non è stato complice
Del suo sonno agitato
Non ha beccato dal suo piatto
Ne bevuto lo scorrere
Di un minuto
Nel suo sguardo che si fa adulto
Non è stato coiro dalla felicità
Al suo battere di mani
A1 primo ignoto quarto
Infiorato dai rami bianchi e neri
Perla di mille luneggianti quarti
Al profumo della limonaia
Come un atollo galleggiante e mobile
 
È la voce che libera
Dalle violente sbarre
In voce di fringuello dispare
 
 
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Ciò che una volta accade di intendere
In un aereo implume battito
 
Nel disperato ardire
Di chi si libra e si protende
 
 
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In un'ombra di sé timorosa
Dal pomeriggio avvampato
Alla stanza fresca in penombra
Nell'orma occulta della luna
 
È la fiamma degli aranci che divampa
Fra l'ombra e quella vivida lusinga
II gatto scivolato
Nell'acqua di mare
II muso salato che fa scoppiare
Le bolle che volano basse
E l'altra avventurata
Che un attimo consiste e vola
Precipita il cielo in una boccia
 
 
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Questo è il bambino,
Non una piccola cosa
Quando nella pupilla del giorno
Siede e ascolta
Sa che fra poco trascolora
L'acqua monta e trasale
Quando scema è buio
In quel momento è un punto
Nella mano fatata.
 
Per un bambino accade
Il lussureggiante universo
Di esso un murmure
È un bambino.
 
 
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Quando se non nell'estate più piena
Che i bozzoli fa scricchiolare
La materia anela a verdeggiare
A mutare se stessa in ombra
Non minacciosa
Qualcosa fra spazio e tempo
Diviene un bimbo?
 
Un bambino e la nostra
Misteriosa origine
Dal tempo che non sappiamo
Una luce si fa viva
E dallo spazio avanza
Nessuna immagine
Nessun solco profondo
Nessun altro bambino
Potrà essere un bimbo
Ai nostri occhi.
 
 
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Conosce le maree e le morte ventose
Rosee e i tentacoli del mare
Diluvi che non avvengono
Stretto a code fatate.
 
Anche se trasparente
Il mare è sibillino
Non è l'intesa verde
Ne il senso del mattino
Frigido ancora e bagnato
Accanto alla madre
È sempre un prato il mare.
 
 
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II cielo di gennaio è una spiaggia
Bianca costellata
Una luna che copre ogni cosa
Nonna, i ricci aculeati sono stelle?
La goccia che rifulge è la tua essenza
 
Leo corre come il vento
Su granello e granello, la sabbia
Crede deserto e stilla al sole
II mare altro emisfero non lo bagna
Quando poi si fa strada
Nella luce iridata
Al sonnolento ardere
Ogni coda rincorre
Con cristallino passo
Inseguito dall'aria guizza
Anfibio di piccole pinne
Sopra ciliegi e piante di fagioli
Si arrampica Leo per sognare.
 
 
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Quando l'ora inquieta annulla e azzera
Le voci del giardino
Trepidano i verdi occhi di Leo
Gia serrati in un salto
Nello spazio non ancora inquieto
Avvolto nel mistero ronfa
Col suo gatto ride
Tende le mani al vento
Poi sotto snelle braccia
Affusolato trema felice.
 
In questa turgida pienezza
Nella sua cocente rivelazione
L'universo delira
Un'altra storia trema
Come profonda vena
Di sangue e di lacca
Ecco, questa vergine agave
Vede sé trasformarsi
Nel suo frutto.
 
 
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Questa notte nel fondo che ho toccato
Nell'infoltire del buio che è luce
Ho sognato un bambino.
 
Un bimbo non cammina, danza
Vola o soavemente marcia
Fra uniformi piumate
I tenerelli fiumi
Nascondigli erbosi scorrenti
Da spiovenze imbiancate
La sua audacia trema
La sua docilità si fa pena
Per il giorno buio a un tratto.
 
 
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