L'INQUIETA INNOCENZA |
||||
![]() |
Al Museum of Modern Art di New York Nella stanza una lavagnama sulla lavagna ali di gesso bianche e parve che nient'altro volasse se non quella lavagna così stabile sulle sue zampe di materia le ali la distanziavano |
|||
|
|
pagina 32 |
|||
|
dal profondo morto dall'inerte lago: e non ci fu più niente che potemmo ricordare e solo quelle ali avrebbero potuto farlo se non fosse che solo l'attimo esiste e la memoria non ha ali, quelle ali di uccello veloci, ma ferme sul tessuto d'ardesia non sul limpido lago non sul più limpido cielo: non è che non abbiamo voluto fu così difficile per noi |
e restò il sogno di un volo come queste ali impresse che di nuovo vanno al sogno: così compatto, intero, come questo lungo stormo di lavagna; e solo questo ci appartenne, un volo destinato a non volare ma qualcuno ruppe le righe e andò oltre il dipinto flusso di ali oltre l'ardesia. Oltre e non potemmo vederlo come ora guardo dietro |
|||
|
pagina 33 |
pagina 34 |
|||
|
la circoscritta lavagna dove c'è solo un muro quasi giallo. Non seppe che queste ali non erano per il volo. In ognuno c'è un amore lontano che riaffiora ma io non voglio volare da questa lavagna d'ardesia non voglio sapere oltre questa lavagna, il mio volo è dipinto. |
Donna Quando l'unica cosa su cui potevo contare era un temperino, un boccone di formaggio, un boccale, mezzo, di vino e non c'era luce che non fosse anche ombra quando l'unica cosa |
|||
|
pagina 35 |
pagina 65 |
|||
|
che possedevo erano lacrime e idee, dagli odori dei fuochi dalla natura crepitante allora, intorno, io capivo di essere al mondo non sul bilico del mondo ma dentro il suo ombelico: e le lacrime erano felici e la felicità non era dolore e il dolore era sconosciuto o morto perché se soffrivo di essere sterpo rinascevo erba e la sofferenza aveva |
una sua lungimirante trasformazione io allora credevo di essere una donna come nessuna ma come tutto ciò che ci sovrasta o è preso dalla morte la morsa si chiuse nulla da allora mi commosse e fu tutto più forte; invece, smemorò ogni silenzio ogni odore denso di giovinezza ogni cosa fu cosa |
|||
|
pagina 66 |
pagina 67 |
|||
|
e mi sentii come qualunque donna, perduto il privilegio un tuono che sostò mi ridusse a silenzio. Il mio destino era credere, persino al mondo: così credono i folli. Per non soffrire, credetti. Ogni atto di fiducia è vigliaccheria, sul nulla costruimmo una fede. Ci sono fedi inutili? Una sbarra può essere stria, galoppo, velocità di una coda che tenta, inquieta. Mare. |
E una fede, nulla, o l'intenso veleno della terra che la terra distingue dal cielo. |
|||
|
pagina 68 |
pagina 69 |
|||
| [inizio pagina] | ||||
| | Home | Biografia | Opere | Dll'Autrice | Sull'Autrice | Agenda | Contatti | | ||||
| realizzato da ~m@x~ | ||||