LA MINIERA |
||||
La miniera raccoglie una serie di racconti e un breve
poemetto che hanno origine dalla medesima matrice poetica. Fa da sfondo ancora
la Sardegna, ricordo e luogo mitico di un'infanzia vissuta nello solitudine che
fa crescere e maturare un senso dell'esistenza, forte e accorato. La storia di
una comunità di minatori della Nurra del secondo dopoguerra è vista attraverso
gli occhi dell'infanzia e del suo difficile evolversi verso una precaria maturità.
Il nucleo generativo del testo narrativo e poetico, è l'accettazione e Il
riconoscimento che il sottosuolo è dentro di noi, e ci segna inevitabilmente né
ammette di essere ignorato o giustificato. Affiora nella sua peculiare tramatura,
la vita che ha la specificità storica del mondo sardo ma anche la crudeltà, la
casualità, la forza disperala dell'esistenza quando è in lotta con le cose e con
se stessa. La scrittura perplessa ed emozionale non concede spazio all'idillio
e sa rendere sonorità e colorazioni della realtà in un'atmosfera rarefatta quasi
esclusivamente percettiva e coscienziale. |
||||
|
Alta la solitudine
come una nobile scelta come un religioso rispetto agli abitanti del luogo dove il tempo non c'è una mufla, il cinghiale che sembra ronfare e minaccia, le frotte di volatili, la compagnia dei cieli, i cedroni, le stelle dell'aia le faraone, i fagiani, che compiono giri con le ali immaginari con cui si divideva il profondo, il lontano. E sempre il mare che ulula e sempre il cielo che sembra la fanciulla porporina e bianca alla candela mozzata |
la camicia tessuta troppo presto per sempre Le nozze del pane bianco le grandi catastrofi del mare corbezzoli e sorbe trattati pettini sulla specchiera Capretti sventrati galline |
|||
|
pagina 31
|
pagina 32 |
|||
|
il più grasso il meno leggiadro
che sfrigoli meglio e intrattenga attorno al camino col frutto della vite bassa spremuto nodosa come la minaccia del bastone deposto il Gennaio sudato sognare come le folaghe alla frusta del giorno La scudisciata sul petto tutto vivo e presente |
Torna a rigoglio il melo del malocchio concrescono rami e giunture tutto si fa più alto è un grande albero ceduo fra la miniera e il mare il lembo che si svincola dall'immobile specchio visibile e mobile un attimo come una marina in fermento la vita si apprende da uno sguardo lo scalpicciare e scalciare La stadera cigola e si sgrana |
|||
|
pagina 33
|
pagina 39 |
|||
|
senza la suola, piccola |
Tutto riposto per dormire rigido e tutto così verde e tutto così chiaro s'arrestava |
|||
|
pagina 40
|
pagina 41 |
|||
|
Morire di vecchiaia sorprendersi a trasportare una goccia di latte di gallina nel mucchio dei defunti non salvare neppure il volto madido la rabbia la dolcezza del fuoco che accompagna il muoversi dei fianchi nel travaglio d'amore o invece trattenere |
il mansueto bastardo che sa |
|||
|
pagina 42
|
pagina 43 |
|||
| [inizio pagina] | ||||
| | Home | Biografia | Opere | Dll'Autrice | Sull'Autrice | Agenda | Contatti | | ||||
| realizzato da ~m@x~ | ||||