l'ultimo inverno di adelasia |
||||
La letteratura è sapere sulla vita, e la vita è eterno
ritorno, persistenza di archetipi, ripetersi di condizioni, di circostanze
e di ruoli. Cambia il linguaggio e l'approccio del narratore, la maggiore
o minore consapevolezza dei personaggi nel percorso obbligato verso
la fine o il nulla. Possono interpretare il proprio ruolo liberamente
o lasciare che sia il destino, cioè il caso o la necessità
a decidere. Adelasia è personaggio della storia sarda ma soprattutto
è metafora della condizione umana, ma al femminile, partecipe
di una lacerazione che è storica perché quotidiana e ripresenta
il dramma del districarsi e orientarsi sotto l'incalzare di eventi che
non dipendono dalla nostra volontà. Incombe sul personaggio l'angoscia
della scelta tra un'esistenza anonima ma emozionalmente gratificante
e l'esigenza di dare un significato all'esistenza che giustifichi la
rinunzia a una realizzazione individuale. Adelasia, è in bilico
tra l'essere e il nulla, deve assumersi le responsabilità del
ruolo di Judex e insieme aspirare a una completezza vitale quasi impossibile.
Affronta la crisi di un regno che deve essere difeso dalle prevaricazioni
delle fazioni interne e di quelle esterne di stati più forti.
Solo Adelasia di Torres ed Eleonora d'Arborea hanno almeno tentato di
realizzare il sogno sardo di un popolo che sapesse autogovernarsi, e
hanno sfidato i potenti ma anche il destino e la morte. Entrambi sono
personaggi drammatici che intervengono tra violente lotte di potere
per il riscatto del loro popolo ma soprattutto donne e con una visione
protettiva tutta femminile. II linguaggio si libera con scioltezza dall'impaccio
di una narrazione oggettiva e circostanziata e ci consegna una rappresentazione
lirica dell'isola, che fa rivivere al lettore le emozioni di una Sardegna
oniricamente rivissuta dalla protagonista. |
||||
Questo senso di morte... Non sapevo che l'anima potesse
ammalarsi fino al punto da renderci smarriti, vuoti, sofferenti, distruggendo
il corpo...
Non sapevo cosa fosse l'anima, tranne qualche concetto
filosofico appreso in dibattiti o trattati. Ho letto Aristotele attraverso
Averroé, sotto la guida di Michele Scoto. L'anima, l'atto perfetto!
Ma nessuna controversia, nessuna lettura mi ha sollevato dal mio stato.
E neppure l'alchimia, né la magia, che Michele Scoto praticava cercando
dei risultati, perché voleva salvarmi, poterono qualcosa contro la mia
prostrazione.
Solo le parole di donnu Gomita de Gitil a un certo
punto, mi aprirono uno spiraglio. La guarigione doveva venire da me
stessa, dalle mie forze, dalla mia volontà ("Ora, se Voi, regina, v'abbandonate
così... e non trovate in Voi Stessa risorse... Vi precipitate da sola
nel baratro").
Ma Enzo continuava a tormentarmi anche dopo il
suo abbandono. Aveva il fascino degli Svevi, degli Arabi, della Sicilia, lo
|
esercitava ancora su di me, su cui continuava a pesare l'educazione
religiosa della Chiesa... La scienza, la poesia, le suggestioni
occulte e magiche della corte siciliana erano fortissime, ma non riuscivano
a distaccarmi del tutto da quell'altro, profondo richiamo..> C'erano due
anime, in me, prima che incontrassi Michele de Kerki. Allora, ero certa che le vie della politica e quell
e dello spirito potessero incontrarsi... Ora la Chiesa non incarna più
le mie aspirazioni... E la strada che ha intrapreso la mia politica
diverge dall'alleanza con la Chiesa...
E’ tempo che abbandoni nel fondo di me stessa l'oscurità della
mia anima e della mia malattia. In me hanno convissuto diverse, contrastanti
civiltà, ma, da quando ho incontrato sulla mia strada Michele de Kerki,
la Sardegna si è impadronita di me con prepotenza.
Venendomi incontro per lo stesso sentiero, mi ha detto:
- Non mi riconosci? Sono io, la tua anima.– |
|||
pagina
96 |
pagina
97 |
|||
| [inizio pagina] | ||||
| | Home | Biografia | Opere | Dll'Autrice | Sull'Autrice | Agenda | Contatti | | ||||
| realizzato da ~m@x~ | ||||